ICARUS (2017) di Bryan Fogel

Bryan Fogel, regista americano poco conosciuto al grande pubblico e ciclista amatoriale, nel giugno del 2014 decide di affrontare il mondo oscuro del doping, contattando prima il luminare russo dell’antidoping Grigory Rodchenkov e testando su se stesso i prodotti dopanti per valutare le migliorie in una gara ciclistica europea, oltre a dimostrare quanto facile sia superare i test antidoping attuali. Quello che lo stesso Bryan non si aspetterà da lì in poi, sarà una discesa verticale nel mondo oscuro del doping a livello mondiale, che trascinerà con sé il dottore russo Grigory Rodchenkov in un mondo di paranoia politica e spionaggio da guerra fredda, fino ad esplodere nel celebre caso di denuncia del doping russo post olimpiadi invernali di Soči, scoperchiando uno dei più marci vasi di pandora della storia recente ……..
Perfino il termine ‘thriller’ sta stretto a questo documentario di denuncia, merito di mostrare e narrare, con efficacia sorprendente, eventi di portata talmente elevata, in quanto capaci di minare le fondamenta dello sport e dell’etica che in teoria lo ha sempre contraddistinto rispetto ad altri ambiti. destinati a segnare indelebilmente la storia dello sporto da competizione. In particolare il connubio indissolubile e sempre più importante tra politica, con inevitabili consensi e visibilità positiva che ne consegue, e sport (olimpico), arma nelle mani questa volta divenuta a doppio taglio.
Se gli eventi che hanno portato la Russia e la sua squadra olimpica al centro del mirino della WADA (Agenzia mondiale antidoping, anche questa poco limpida) prima e del giornalismo d’inchiesta americano poi (questi non vedevano l’ora), e che non risparmieranno di accusare i vertici della politica Russa (Putin, il ministro dello sport e vari sottosegretari), sono stati orecchiati da tutti tramite i telegiornali o trafiletti letti furtivamente nei giornali, questo documentario ICARUS, chiaro riferimento a Icaro ed alla sua tragica fine per essere volato troppo in alto, scava a fondo raschiando il barile dalle sporcizie più malsane legate al doping sovietico/russo ed al mondo corrotto che lo circonda.
Tuttavia questo non è stato il primo documentario a segnalare le scorrettezze russe nel circuito olimpico. In precedenza, nel 2014, sul network televisivo tedesco ARD uscì un documentario intitolato «Doping confidenziale: come la Russia fabbrica i suoi vincitori», dove si accusava la Federazione sportiva russa non solo di coprire i propri campioni che fanno uso di doping, ma anche di aver incentivato la pratica dell’utilizzo di sostanza anabolizzanti tra gli sportivi dell’ex Unione Sovietica durante le ultime Olimpiadi. Citato anche in questo lavoro Bryan Fogel, non presenta però prove inconfutabili e scioccanti come in questo, merito senza dubbio del ‘tradimento’ da parte di Grigory Rodchenkov, figura tutt’altro che limpida, nei confronti della madre patria. Interessante il continuo parallelo e citazione del romanzo distopico 1984 di George Orwell, incredibilmente profetico, come LA FATTORIA DEGLI ANIMALI semrpe di Orwell, sul ‘sistema russo’, il quale. pur cambiando nome ed epoca, sembra rimanere sempre lo stesso.
La seconda parte del documentario, dopo un prima di presentazione degli eventi che hanno portato Fogel e Rodchenkov a conoscersi e poi denunciare tutto quanto, la seconda è terribilmente coinvolgente, mostrando scene da spionaggio alla James Bond e da guerra fredda, la quale non sembra mai terminata, bensì solamente spostata su altri livelli di comunicazione ed economia planetaria.
Indipendentemente dalle nostre simpatie politiche o considerazioni sulla vicenda sopra descritta, ICARUS è un documentario di denuncia ed inchiesta superlativo e destabilizzante, in quanto dopo la sua visione nessun evento sportivo vi sembrerà affascinante come in precedenza. Inevitabile citare a fine visione una delle frasi madri presenti nel fumetto WATCHMEN di Alan Moore: chi controlla i controllori? …. VALUTAZIONE 9,5/10

 

H.E.