IL CUOCO, IL LADRO, SUA MOGLIE E L’AMANTE (The Cook, the Thief, His Wife and Her Lover) del 1989 di Peter Greenaway


 ‘Penso che nessun giovane cineasta agli inizi dovrebbe avere il permesso di usare una macchina da presa o una videocamera senza avere prima frequentato tre anni di una scuola d’arte’. Sarà proprio l’onnipresenza della gigantografia del banchetto degli ufficiali della Guardia civica di San Giorgio, di Frans Hals, a visionare in maniera beffarda ed incuriosita le gesta folli dei commensali del ristorante di questo fantastico film targato Peter Greenaway. Un gigantesco e monumentale teatro immerso in un ristorante, tra sala da pranzo, cucina ed esterni, che finirà per raccontare in maniera sconsiderata, folle e grottesca una storia d’amore che unirà cibo, passione, invidia, gelosia e cattiveria disumana in un unico pentolone rovente e pieno di pietanze dolci, amare e salatissime, come il conto che qualcuno alla fine delle storia dovrà, irrimediabilmente, pagare con la vita.<br>Albert Spica è un rozzo ed esuberante co-proprietario (assieme al cuoco Richard) di un ristorante. Albert ama essere sempre al centro dell’attenzione, umiliando la moglie e perfino gli occasionali clienti del ristorante. A spalleggiarlo vi è un nutrito numero di scagnozzi, con i quali finisce per creare all’interno del lussuoso locale governare un’anarchia selvaggia e caratterizzata sempre da una violenza smisurata. La sua collera, già di per sé incontenibile, supera ogni limite quando scopre che la succube ed indifesa moglie Georgina, protetta e coperta dal cuoco Richard, intraprende una relazione con il garbato ed intellettuale Michael, cliente abituale del ristorante ……
Bastano i primissimi minuti per capire cosa ci aspetta nelle due ore successive. Un uomo viene malmenato ed umiliato da Albert ed i suoi uomini in maniera brutale (cosparso di merda e urina), in mezzo alla strada, mentre dei cani si azzuffano tra loro e due camion-frigo con carne macellata e pesce di varia natura sono aperti mostrando in bella vista teste di maiale mozzate e altre parti culinarie ancora fresche. Pochi minuti che presentano alla grande uno dei personaggi più odiosi, antipatici e volgari della storia del cinema, ovvero Albert Spica, interpretato alla grande da un vulcanico Michael Gambon. Non meno brillante la sua controparte completamente diversa, la moglie Georgina. Una Helen Mirren (più volte senza veli) immensa, in una delle sue interpretazioni più controverse ed irriverenti. Se gli attori principali e secondari meritano applausi (tra gli scagnozzi troviamo anche Tim Roth), compresi tutti quelli che lavorano in cucina, l’applauso più grande va alla moltitudine e bizzarra di centinaia di clienti che frequentano la sala da pranzo. I quali però sono da vedere e conoscere per bene solo ad una successiva visione della pellicola, distogliendo completamente lo sguardo dalle vicende e attori principali, godendo così al massimo di uomini e donne che sembrano usciti da quadri ed illustrazioni del XIX secolo. Una dimostrazione unica della cura maniacale, non solo delle sublimi scenografie che coniugano cibo e persone in maniera pazzesca, da parte di Greenaway come se stesse dipingendo un enorme affresco in continuo movimento ed evoluzione. Non meno efficaci le cromature massicce che caratterizzano i vari luoghi presentati, dove il rosso, simbolo del peccato e della lussuria, domina prepotentemente quasi ovunque, mentre blu e verde impazzano, assieme ai pittoreschi aiuto cuochi, camerieri e dipendenti vari, nella cucina ed all’esterno. Nella lunghissima carriera di Peter Greenaway, lunga dei decenni e con decine di opere realizzate (non solo cinematografiche), questa pellicola dal titolo chilometrico rappresenta probabilmente il suo apice ( … non solo estremo). Per la violenza perennemente messa in scena (gli scatti d’ira di Albert sono un esempio unico di civiltà, educazione e tolleranza verso il prossimo 😀 ), per situazioni grottesche e volgari inverosimili (l’ultima è indimenticabile), per la passione vera mostrata per il grande cinema cinema (anche felliniano), per personaggi pittoreschi e bizzarri in quantità industriale e per la creazione di un micro universo senza regole, decenza e umanità! Un grande ed esagerato capolavoro! VALUTAZIONE 5/5

H.E.