RED ROOM (1999) di Daisuke Yamanouchi

 

Primo capitolo di un dittico estremo che rappresenta al meglio la mente piacevolmente malata di Daisuke Yamanouchi, autore, tra le altre, di perle estreme indimenticabili, come ‘Girl Hell’,’ Kyoko vs. Yuki’ e soprattutto MUZAN E, forse la sua punta di diamante.
Marito, moglie e due ‘ragazze’ rappresentano il gruppo di concorrenti del proibito “Gioco del Re Proibito”, una specie di reality show con in palio 10 milioni di yen (circa 150.000 dei nostri €). Il gioco consiste nel rimanere chiusi in una stanza contenente un tavolo, quattro sedie, una gabbia e una scatola. Ai concorrenti vengono date quattro carte, contenenti tre numeri e una corona. Chi trova la corona sceglie due concorrenti in base al numero loro estratto, li rinchiude nella gabbia, ordinando loro di fare ciò che vuole ….
Il termine “Red Room” deriva dalla leggenda metropolitana giapponese “Red Room Curse”, che sua volta si rifà ad un’animazione horror creata in Adobe Flash del 2000 in Giappone. Successivamente hanno preso piede nella terminologia legata alle stanze estreme per le esecuzioni dell’ISIS ma anche di piacevoli stanze giapponesi lontane da occhi indiscreti e destinate ad uno BDSM, senza limite alcuno.
Sulla scia di queste leggende metropolitane più o meno vere, Daisuke Yamanouchi lo usa come pretesto per mettere in scena un mix di torture, bondage e prove assurde alla ‘MAI DIRE BANZAI’ sempre più malsane e perverse man mano che si avanza con la pellicola. Non tralasciando però segreti oscuri e sorprendenti legati alle 4 figure partecipanti. Tra innocenti giochi lesbo (forse), asciugacapelli usati come arma insospettabile di tortura (probabilmente la sequenza più divertente del film), cacciavite usati come dildo stimolante e lampadine letali, la noia non muore mai, mentre la curiosità di scoprire il livello successivo delle torture bizzarre proposte, aumenta costantemente. Naturalmente sangue, violenza, scene pornografiche, piogge dorate e devastazioni corporee non mancheranno, deliziando non poco anche lo spettatore più assetato di visioni sanguinolente ed estreme. Opera breve (68 min) ma estremamente piacevole! VALUTAZIONE 7,5/10

 

H.E.