Ultimo capitolo (dopo OMBRE NEL PARADISO e ARIEL) della ‘trilogia dei perdenti’ di Aki Kaurismäki, regista finlandese che predilige mostrare nei suoi film gli ultimi e appunto i ‘perdenti’, quelli spesso emarginati ed alieni dalla società che li circonda. Già il titolo, che richiama irrimediabilmente alla memoria la triste e celebre favola della piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen, non promette nulla di buono. Una storia misera, triste ed avvilente, come poche altre, quella della sfortunata protagonista Iris, dove finiremo per rimanere inermi e scioccati da quanto male la circonda ma che inevitabilmente la porterà, al contrario della piccola fiammiferaia di Andersen, a reagire in maniera drastica, risolutiva e letale.
La durata breve (69 minuti) ed una regia essenziale e mai banale, ci lasceranno attaccato addosso un disagio esistenziale e di sofferenza dell’anima assoluto, dove lo stomaco finirà per contorcersi per lo fastidio mostrato dai personaggi viscidi e carichi di cinismo che circondano la povera Iris. L’arma più letale e denigratoria che ferirà senza cure Iris finirà per essere l’indifferenza degli altri, accentuata dai pochi frangenti di amore che mostrerà nel suo volto (leggendo un libro o ballando con il suo incontro occasionale). Gesti semplici ma che racchiudono un’infinità di sofferenze e malessere interiore causate da una solitudine repressa devastante e distruttiva. Se la prima parte mostra tutto questo, la seconda è una mazzata micidiale che lascia atterriti, dove il rischio di esultare per come si comporterà Iris nei confronti dei suoi detrattori sarà fortissimo.
LA FIAMMIFERAIA apparirà nel finale come un’anomala pellicola revenge, amarissima e senza vincitori. Un ‘disturbing drama’ grandissimo, totale ed enorme nella rappresentazione scarna ma efficace dei contenuti presentati, finendo per colpirci duramente e contemporaneamente cuore, anima e stomaco senza sosta. Opera micidiale! VALUTAZIONE 9,5/10
H.E.